Millenni di cultura e di arte hanno interessato le nostre terre. E' dunque compito arduo delinearne, sia pure a larghi tratti, il percorso storico ed analizzare o soltanto citare le numerose testimonianze giunte sino a noi, in una breve trattazione come questa. Ci limiteremo ad accennare ai momenti salienti ed alle opere più significative di ciascun periodo. Fin dal Paleolitico Superiore l’uomo si è accampato nelle grotte di Castro (Zinzulusa, Romanelli…), Novoli, Soleto, Ugento e successivamente anche in quelle di Porto Badisco (Grotte dei Cervi e dei Diavoli), Parabita (Grotta delle Veneri), Roca… ed ha lasciato testimonianze della sua presenza nei graffiti, negli utensili e negli enigmatici dolmen (Minervino, Melendugno, Racale) e menhir (Giurdignano, Gemini, Castrì). Poi sono giunti i Messapi, di origine illirica, seguiti da Greci, Romani, popolazioni barbariche, Bizantini, Saraceni, Normanni, Svevi , Angioini, Aragonesi, Spagnoli, Asburgo, Borboni e tutti hanno lasciato un’impronta indelebile nel tessuto culturale e nel codice genetico della popolazione, fino ai moti risorgimentali sfociati nell’Unità d’Italia, costati alla nostra terra tante perdite di vite umane e tante umiliazioni.

Nei musei ed en plein air possiamo apprezzare le testimonianze dei vari apporti. All’epoca messapica, oltre a resti di mura sparsi su tutto il territorio, monete, vasi (trozzelle e “tipo Gnathia”), probabilmente appartiene lo straordinario tempio sepoltura conosciuto come Ipogeo di Torre Pinta che sorge nella Valle delle Memorie, nei pressi di Otranto, trasformato in seguito in colombaia con torre merlata sporgente fuori terra, destinata a scopi militari e difensivi. Testimonianze delle antiche colonie greche vanno dal ricco corredo di vasi, stele, urne, monili, vanto dei nostri musei, all’Ipogeo di Vaste (Poggiardo), al Tempietto Votivo di Lecce (secondo alcuni di origine messapica). La tradizione assegna al periodo ellenistico anche la Fontana di Gallipoli che uno studio recente ritiene invece copia rinascimentale di un’antica fonte greca. Del periodo romano, oltre alle imponenti vestigia dell’Anfiteatro e del Teatro leccesi, restano tratti della via che l’imperatore Traiano fece realizzare partendo da Brindisi, ove giungeva la via Appia, fino a Taranto, passando per Ugento, Alezio e Nardò, come documentato nella carta Peutingeriana.

Nei pressi di Lecce, ancora in attesa di ottenere il giusto rilievo, Rudiae, patria del poeta latino Quinto Ennio, ove sono visibili, tratti di strade selciate in perfetto stato di conservazione, ipogei ed un “sospetto” di cavea di teatro o anfiteatro ricadente in un suolo di proprietà privata e, per questo, inaccessibile. Le popolazioni barbariche, dai Visigoti, ai Vandali, agli Ostrogoti, hanno causato distruzioni ovunque senza peraltro lasciare testimonianze tangibili della loro cultura. L’apporto dei Bizantini fu sostanziale per la caratterizzazione dei costumi, della cultura, della lingua salentine. Del periodo del loro dominio restano soprattutto i sacelli ipogei, le laure, le grancie e le basiliche, i cenobi realizzate dai monaci basiliani, ricchi di dipinti ed in buona parte in stato di abbandono, come la chiesa di S. Salvatore e la Basilica di S. Mauro, ricadenti nell’agro del comune di Sannicola. Per quest’ultima, oggetto di una campagna pluridecennale per la sua salvaguardia, recentemente si sono ottenuti appositi finanziamenti e si spera che a breve possa uscire dall’oblio.

La chiesa di S. Pietro ad Otranto ha avuto maggiore fortuna e già da tempo si offre, restaurata, anche se mancante di gran parte degli affreschi interni, agli occhi di turisti e studiosi; così pure la chiesetta di S. Maria della Croce di Casaranello, costruita tra l’VIII e il XII secolo, dove ricevette il battesimo Pietro Tomacelli, divenuto in seguito papa col nome di Bonifacio IX. Nell’828 e poi nel 924 il Salento subì le violenze dei Saraceni che fecero scempio ovunque. Nelle loro incursioni devastarano o rasero al suolo molti casali di cui resta memoria solo nei documenti scritti. Ai Saraceni seguirono i Normanni e poi gli Svevi: tutta la Puglia godette di un periodo di tranquillità e migliorarono le condizioni di vita degli abitanti che ebbero riflesso anche nell’arte. Di questo periodo, abbiamo numerose testimonianze architettoniche in stile romanico tra cui l’abbazia di S. Maria di Cerrate e la chiesa dei SS. Niccolò e Cataldo, nel cimitero di Lecce, costruite per volere del re normanno Tancredi; la Cattedrale di Otranto; la chiesetta di S. Maria d’Aurio, poco distante dall’abitato di Surbo; la chiesa di San Giovanni a Patù; la chiesa di S. Stefano a Soleto le cui pareti interne recano affreschi con storie della vita di Cristo, figure di Santi ed un articolato Giudizio Universale sulla facciata interna della parete occidentale.

Di stile gotico è la bellissima Basilica di Santa Caterina d’Alessandria a Galatina, costruita per volere del conte Raimondello Orsini del Balzo, interamente affrescata all’interno con figurazioni tratte prevalentemente dal Vecchio e dal Nuovo Testamento e dalla vita di santa Caterina d’Alessandria, nei quali sono ravvisabili chiare informazioni alla scuola giottesca. Notevoli anche gli affreschi del chiostro rinascimentale. Degna di nota anche la Guglia di Soleto, che si eleva per circa 45 metri dal suolo; intorno alla sua costruzione la fantasia popolare ha creato leggende ispirate alla figura di Matteo Tafuro, insigne figura di scienziato e filosofo vissuto tra il 1492 e il 1584, la cui fama travalicò i confini nazionali. Rinascimentali sono molti castelli e palazzi signorili delle nostre contrade, tutti degni di nota. Ne citiamo solo alcuni senza intendere far torto agli altri: il castello di Copertino; il castello di Parabita; il castello di Gallipoli oggi apprezzabile nella ricostruzione voluta dagli Aragonesi e dagli Spagnoli sulla precedente fabbrica angioina; il progetto delle torri angolari si deve probabilmente all’architetto senese Francesco di Giorgio Martini. Ma è il Barocco, diffusosi nel XVII secolo, lo stile che ha impregnato di sé la cultura figurativa salentina (leccese, in particolare).

La tenera pietra leccese che tanti capolavori ha permesso di realizzare nel capoluogo, è stata impiegata anche per la costruzione di alcune parti architettoniche e scultoree di chiese e palazzi dei vari centri della provincia, raggiungendo tuttavia la straordinaria ricchezza creativa che si nota nelle chiese leccesi solo negli altari ed in alcuni particolari decorativi. Nelle altre parti delle costruzioni sono state impiegate pietre tufacee locali. Ricordiamo: la Cattedrale e palazzo Tafuri a Gallipoli; la Chiesa di S. Domenico a Nardò; palazzo d’Elia a Casarano … Numerose anche le opere pittoriche appartenenti allo stesso periodo, ospitate nelle varie chiese e nelle costruzioni civili. Nomi eccellenti di pittori: Giovanni Andrea Coppola e Giandomenico Catalano da Gallipoli; Liborio Riccio da Muro leccese che ha lasciato bei dipinti nella Chiesa della Purità di Gallipoli. Anche nei secoli successivi l’ingegno e la creatività della nostra gente ha prodotto opere che non sfigurano certamente se paragonate a quelle realizzate nel più vasto panorama nazionale e mondiale delle tre maggiori arti figurative. Tra il ‘700 e l’800 hanno operato artisti quali Oronzo Tiso da Lecce; Gioacchino Toma e Gaetano Martinez, entrambi nativi di Galatina, per citarne solo alcuni. L’attuale momento vede impegnati tanti artisti, giovani e meno giovani, in espressioni che dimostrano la conoscenza delle più importanti correnti del Novecento e la capacità di avanzare proposte consone alle nuove istanze della società.

di Giusy Tafuro

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