Torri, Masserie e Truddhi

Centinaia di torri, costiere ed interne, e di masserie fortificate rimangono a testimoniare la costante lotta che nel Salento la nostra gente ingaggiò contro le scorrerie di invasori che la minacciarono per secoli. La quasi totalità delle torri costiere salentine furono erette nel 1500 dagli Spagnoli. L’incubo delle invasioni e dei saccheggi turchi...

 

che culminarono nella strage degli ottocento martiri d’Otranto(agosto1480), indusse a costruire una fitta rete di luoghi di osservazione tra loro collegati, dai quali trasmettere sia all’ interno che sulla fascia costiera, gli allarmi lanciati dalla costa. Ogni torre doveva contenere generalmente il minor numero possibile di armati, dato che non aveva compiti difensivi, e questo spiega perché la maggior parte di esse, siano molto piccole. Solo alcune, sulla costa ionica a nord di Gallipoli, erano di dimensioni maggiori, in quanto sede di comando di altre torri o di riserve di mezzi e uomini. Ed erano proprio questi uomini che, alla vista di una minaccia, avevano il compito di partire verso l’interno per avvisare centri lontani che non era possibile raggiungere con segnali di allarme visivi. A causa del loro numero davvero elevato, non esiste un itinerario che indichi le torri più importanti, ma anche l’osservatore più distratto non può fare a meno di notare la loro presenza sulla costa. In ogni caso, tra le più interessanti si possono segnalare la Torre Sabea, presso Gallipoli, la Torre di Santa Caterina, Torre Lapillo, Torre dell’ Alto, Torre Chianca, Torre dell’Orso e la suggestiva Torre del Fiume, meglio nota come Quattro Colonne, nel territorio di Nardò. Una funzione difensiva avevano anche le centinaia di masserie fortificate: costruzioni quasi fiabesche, che compaiono inaspettate agli occhi del viaggiatore che attraversa la campagna salentina. Il loro concentrato di ricchezza, le rendevano inevitabilmente esposte: prede ambite, sia all’attacco dei briganti sia alle scorrerie saracene e piratesche. Le masserie fortificate, rappresentano veri e propri monumenti dell’architettura rurale ed espressione della nostra civiltà contadina. Le masserie erano infatti, organismi vivi ed in perfetto equilibrio con il resto del territorio. In molte di esse, che inevitabilmente erano di proprietà di signori locali o del clero, c’era una chiesa, spesso vicina al recinto, talvolta accessibile anche dall’esterno, intesa come un servizio offerto al territorio, cui la masseria si chiudeva solo sotto la minaccia del pericolo. Anche per le masserie, dato il loro enorme numero, non appare possibile indicare un itinerario; è sufficiente ricordare che esse sono sparse uniformemente sul territorio salentino. Tra le più interessanti: Masseria Li Quarti a Galatina, Masseria Nova a Melendugno, Masseria Ogliastro a Nardò, Paladini a Lecce, Trappeto tra Veglie e Porto Cesareo e la Masseria Pali a Ugento. Si deve considerare inoltre che alcune di esse sono abbandonate e semidistrutte, altre difficilmente accessibili perché gelosamente custoditedai loro proprietari. Altre costruzioni particolarissime ma senza funzioni difensive, sono disseminate in tutto il nostro territorio. Immerse nei colori contrastanti del verde e del marrone, circondati dalla vegetazione che parla del sudore della nostra gente, non passano certamente inosservate. Hanno nomi diversi a seconda delle zone in cui si trovano: i Truddhi, li Furnieddhi, li Trulli, le Spase, le Littere. La loro presenza è dovuta al bisogno di lavorare e manipolare i prodotti della terra sul posto e alla struttura geologica ricca di banchi di pietra. Mentre i contadini curavano gli ulivi aspettando i frutti, seminavano alternativamente grano, orzo e leguminose. Di fondamentale importanza era anche il fico: sia d’estate grazie al suo frutto fresco che d’inverno grazie al frutto essiccato e conservato con particolari tecniche nelle Capase (recipienti di creta). Anche per questo nei campi sorgevano i Furnieddhi e i Ttrulli (piccole case che ospitavano la famiglia del contadino), le Spase e le Littere (che erano piattaforme costruite per essiccare i fichi e per lavorare i vari prodotti). All’interno del nostro paesaggio della pietra, caratteristici sono i Truddhi: costruzioni di pietra unicellulari, realizzate dai contadini con le pietre raccolte sul terreno. Queste singolari abitazioni, usate da loro come ripari temporanei o giornalieri, le troviamo disseminate su tutto il territorio salentino. In passato i contadini vi si trasferivano con le loro famiglie portando solo l’essenziale. Una tecnica edilizia che, nonostante il mutarsi di stili di vita, è rimasta sempre uguale nel tempo: ancora oggi si può trovare chi è in grado di realizzare queste costruzioni. Chi vive in questi luoghi ammira queste costruzioni, anche perchè in molti casi si sta procedendo al consolidamento e all’adattamento delle stesse, per farle diventare delle moderne abitazioni. Così facendo, come per i nostri avi, la pietra, da ostacolo al lavoro, diviene, a mezzo dell’opera dell’uomo, segnale, riparo, recinzione, e non di rado, cosciente mezzo espressivo attraverso il linguaggio dell’architettura.

 

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