Il Barocco Leccese

Il termine “barocco”, coniato nel corso del ‘700 per indicare lo stile delle “forme che volano”, rappresenta il momento di più acuta crisi dei modelli classicisti e degli ideali rinascimentali e quindi il trionfo di quelli controriformisti. Dalle opere degli artisti barocchi emergono problematiche esistenziali e travagli interiori, espressi per lo più attraverso tematiche religiose. Nel Seicento il barocco imperò in tutta Italia, dando vita ad un’infinità di chiese e di palazzi nuovi, ma s’impose, anche, con ampliamenti e rifacimenti, a molti vecchi edifici che erano stati stupende creazioni dell’arte romantica e gotica. In tal modo, chiese e palazzi si addobbarono di statue, di colonne, di pilastri, di balaustre, di nicche.

Lecce capitale del Salento, visse, a partire dalla seconda metà del’500, diventando una piccola Versailles. E’ il vescovo Luigi Pappacoda, nella metà del XVII secolo a Lecce, che avvia l’attività propulsiva per l’affermazione del fenomeno artistico noto come “barocco leccese”; unico artista locale che contribui’ allo sviluppo dell’architettura salentina fu Gabriele Riccardi, cui è attribuito il progetto generale del monumento che introduce il barocco in terra d’Otranto: la Chiesa di S. Croce a Lecce, che con la straordinaria decorazione della facciata può essere letta figura per figura come un trattato di teologia, ricco di valori simbolici. Il barocco leccese è tutto particolare perché è inestricabilmente legato a un segreto tutto suo, ha una forma irripetibile altrove: la qualità unica della pietra leccese. Un calcare marmoso di grana compatta e omogenea, ma tanto tenero da poter essere lavorato con lo scalpello e l’accetta. All’aria indurisce e assume col tempo un caldo colore dorato. Gli inzi del XVI II vedono emergere nuove figure professionali, come quelle di Mauro ed Emanuele Manieri, veri e propri architetti, che danno autonomia e centralità alle fasi di progettazione dell’opera, rispetto a quelle di esecuzione.

In questo periodo a Lecce si fabbricano più palazzi che chiese matrici ove l’ornato cessa di essere l’elememto più importante dell’edificio.

Lecce, la Firenze delle Puglie; infatti gli antichi storici dicevano che se si mettessero in fila le Chiese di Lecce si otterrebbe la strada più bella del mondo. La riforma di Lecce barocca dona alla città una veste scenografica dalla bellezza incomparabile; se la Chiesa di S. Matteo gioca con i pieni ed i vuoti, Santa Croce, composta a più mani in maniera corale, strabilia per le sue festose decorazioni ed incanta con i suoi altari. Ma non c’è tempo di prendere fiato perché Palazzo dei Celestini ne moltiplica l’effetto scenografico, giocando di rimando col bugnato di Palazzo Adorno. Superata Piazza Sant’Oronzo (con l’anfiteatro romano e la colonna terminale della via Appia su cui svetta la statua di Sant’Oronzo) fa capolino la Chiesa di Santa Irene, antica patrona della città, sulla cui facciata compare la lupa col leccio. All’interno il suo altare ubriaca con l’intrico delle formelle decorate. Piazza Duomo si apre, splendida, con la chiesa della Vergine Assunta, dalla doppia facciata che gioca al rimando con il Vescovato e spinge la vista verso l’imponente campanile di ben sessantotto metri innalzato da Giuseppe Zimbalo e lo straordinario pozzetto che è un po’ il simbolo della Lecce Barocca, a costruire una grande, unica scenografia. Altri monumenti del barocco sono la Chiesa di Santa Chiara, con un ricco portale su una facciata elegante, la Chiesa dei Santi Niccolò e Cataldo, eretta dai normanni ma completata con una facciata barocca, e la Chiesa dei Teatini. Ma una passeggiata a Lecce, varcata la cinta muraria che racchiude il centro storico, è sempre un itinerario a sorpresa. E’ sufficiente entrare in città dalla Porta Rudiae, che vale come un biglietto da visita: è un vero arco di trionfo sormontato dalle statue dei Santi protettori della città (Sant’oronzo, San Domenico e Santa Teresa).L’estro e la gioia di vivere pugliesi hanno, finalmente, la possibilità di esprimersi!

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